Ultras Lugano 1908

 



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Caro Cornaredo,
noi, tifosi bianconeri, siamo cresciuti qui, in uno stadio diverso da quello di oggi, senza tetto sopra la testa, con i gradoni di ghiaia prima e i cubetti poi. 

Uno stadio vissuto davvero, con qualsiasi tempo e in qualsiasi condizione.


Abbiamo visto partite sotto il sole che spaccava la testa, con gli idranti accesi per rinfrescare la curva.
Abbiamo cantato col vento gelido alle spalle, sotto la neve, sotto la pioggia incessante e dentro veri temporali.
Senza ombrelli, senza vestiti tecnici, senza comodità.


Abbiamo affrontato trasferte, tifoserie, paure, tensioni ed emozioni che oggi sembrano lontane.

Non esistevano separazioni: si poteva girare tutto lo stadio, dalla Monte Brè fino alla Vecchia.

Ne abbiamo viste tante.
Ne abbiamo fatte tante.
Giuste o sbagliate, ma sempre con passione.
A Cornaredo siamo cresciuti.

Qui abbiamo scritto una parte della storia ultras in Svizzera e ci siamo fatti conoscere anche oltre confine.

E adesso è arrivato il momento di salutarti davvero.
Salutare quei gradoni, quelle reti, quel cemento consumato dagli anni, dalla pioggia e da migliaia di voci.

Perché il Cornaredo non è mai stato soltanto uno stadio.
È stato un punto di ritrovo, una seconda casa, il luogo dove intere generazioni hanno vissuto emozioni che non si dimenticano.

Non sarà mai solo uno stadio da salutare.
Per molti di noi sarà come salutare una parte della propria gioventù.

Ciao Cornaredo.


I tuoi figli Bianconeri